Qualche notte fa ho fatto un incubo lunghissimo, talmente reale/irreale da farmi svegliare nel pieno della notte e riuscire a tenermi sveglia per almeno altre due ore senza chiudere occhio, così ho ingannato il tempo con l'unica cosa che riesco a fare nei momenti in cui ho il cervello che non smette di pensare un secondo: scrivo.
Ho preso il mio cellulare e ho scritto il mio incubo, nella speranza di riaddormentarmi e di dare un senso a tutto ciò, magari rileggendolo l'indomani. Poi ho avuto disguidi con il ragazzo dell'incidente e questa cosa è passata nel dimenticatoio. Adesso voglio ritornare con la memoria a quell'incubo.
Sono bloccata in una stanza, in una casa, in una piccola città invasa da mostri e zombie da cui non riesco a scappare. Ogni volta la storia si ripete, mi sveglio nella stessa casa come in un videogioco, con lo stesso pensiero di scappare che puntualmente fallisce, e l'unica differenza è che a ogni risveglio cambiano le persone care che cercano la fuga con me, sono sempre diverse, ma alla fine succede sempre che muoiono prima di me, o diventano mostri anche loro presi dagli altri, o le perdo per strada nella fuga. I tentativi sono stati tanti, dal provare a fuggire mescolandosi con la mandria di zombie che invadevano le strade, fino a raggiungere una delle auto trovate aperte, per lasciare la città, ma non riuscivo mai nell'impresa, prendevano gli altri e per cercare di aiutarli finiva che prendevano anche me. Ogni volta arrivavo sempre più vicina all'obiettivo, ma venivo sempre fermata e ricominciavo da zero, risvegliandomi nella casa. Senza alcuna ferita, come se avessi avuto un'altra vita/possibilità classica di un videogioco. Fino a che non mi sono ritrovata completamente da sola, senza nessuno che dovesse scappare con me, con la consapevolezza di tutto quello che avrei dovuto affrontare, in balia del panico più totale. Decido che da sola avrei potuto fare poco, sarebbe stata solo questione di tempo. Mi nascondo sotto un letto, perchè so che ben presto il mio odore di paura si sarebbe sentito anche per strada e qualcuno avrebbe sbarricato la porta di lì a poco per trovarmi e farmi a pezzi. E difatti, trattengo un urlo di spavento al pelo, al fracasso che provoca una donna dai capelli rossi fuoco e dalla pelle bianca di ceramica invadendo quello che era il mio rifugio, imbrattata di sangue intorno alla bocca e fino al decoltè, con gli occhi gialli di fuori e il respiro affannato che nervosa si ferma e respira rumorosamente scrutando la stanza. So che è lei, pur essendo ancora nascosta sotto il letto, la vedo fare dei passi incerti andando a guardare sotto l'altro letto di fianco al mio, ma la mia paura mi tradisce, mi sente sussultare e lì accade la scena più cruenta che io possa mai aver immaginato/sognato.
Il mio corpo in quel momento si contrae e tutto in una frazione di secondo mi vedo sollevarmi da sotto il letto per levitare in aria e sorprendere la mia convinta assassina ancora chinata, che ha solo il tempo di rialzarsi, perchè in quel momento tendo una mano verso di lei e chiudendo appena le dita come farebbe un bimbo per dire ciao con la manina, la sento e la vedo bloccarsi sotto i miei occhi, impotente, la sento stritolarsi a mezz'aria sotto la mia mano, che pur non toccandola, è la sola responsabile di quel miracolo/ sortilegio che stava avvenendo. Sentendo tutta la sua agonia uscirle dalle vene, provo una sorta di piacere immenso, quasi orgasmico, e mi rendo conto che non mi bastava lasciarla lì e prendere la fuga. Non mi interessava neanche più la fuga. Voglio sentirla morire sotto le mie mani, era anche il suo tacito assenso espresso dai suoi occhi ormai rassegnati e senza più speranza a chiedermelo, e quindi alzo anche l'altra mano, nel mimo di strizzare un panno bagnato, vedo l'apice del piacere nello stritolarsi degli ammassi di carne e lo schizzare violento del sangue che imbrattono le pareti. E mi godo il lento scivolare del suo corpo ormai senza vita -se mai ne avesse avuta una prima, essedo una non morta- che ho sbattuto sul muro, lasciando la scia di sangue che ripercorre il suo scendere verso il pavimento, come fa una goccia di condensa su un vetro. E in completa pace e soddisfazione, la vista di quel corpo morto agonizzato davanti a me, mi piace così tanto, come se avessi appena creato una bellezza inimitabile come solo un altro artista può comprendere, quel genio folle della creazione che è il mio pane per l'anima, questa è la sensazione che mi aveva provato quello spettacolo di morte che avevo tanto temuto potesse succedermi e allo stesso tempo, stentavo a credere di aver provocato io stessa.
Sono stata molto sconvolta da questo incubo, e vorrei aggiungere che quella sera non ho assunto ne droghe ne alcool prima di andare a dormire, se si può considerare alcool un cocktail vodka redbull e due chupito, ma giuro che quando mi sono messa a letto ero del tutto sobria. Ne ho parlato con un tre amici, e due mi hanno detto di essere una mancata assassina psicopatica, un'altro più sballone di me è rimasto folgorato da questo film dell'orrore mentale con tanto di poteri telecinetici che mi son sparata senza neanche essere in botta di sostanze.
Io invece, che cerco sempre una qualche connessione con la realtà e la logica e non credo ai super poteri nascosti latenti dentro le persone normali, penso sia invece una sorta di metafora del mio cammino. Sto cercando qualcosa disperatamente e ho paura, sto cercando di portarmi dietro qualsiasi persona purchè ci sia qualcuno con me... ma alla fine il viaggio lo devo affrontare da sola, così come anche la mia paura.
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