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domenica 14 ottobre 2012

Tacito dissenso

Il suo ritornare velatamente petulante e ripetitivo e a piccoli passi, doveva farmi già pensare al motivo di questo suo nuovo insediamento nella mia vita. In fondo sapevo con chi avevo a che fare e non avrei dovuto più stupirmi se mi avesse di nuovo usata come figura di compagnia. Ciò che non mi aspettavo era di essere rapita con la scusa di un aperitivo dietro casa, per finire abbandonata nel cuore della notte ai muri del Po, in balia del freddo e di sconosciuti conosciuti in preda allo sconforto.

Questa è la mia amica M., nella maturità dei suoi 35 anni.
Nel pomeriggio di venerdì, dopo la giornata passata in Fondazione a preparare il materiale in vista degli attesi 300 partecipanti previsti per la domenica di attività libere al pubblico, mentre preparavo cena e bevevo il mio infuso ai frutti di bosco, dicevo a mio fratello quanto era strano che io e M. avevamo ripreso a vederci e non era ancora successo niente che mi facesse pentire dell' idea di ritornare a darle fiducia, questa volta.

Ci eravamo viste la scorsa settimana e ci stavamo per vedere di nuovo di lì a poche ore. Ecco, ho pensato, potrebbe anche funzionare, vederci una volta a settimana non è poco e non è troppo. Poco per sentirmi un alieno e troppo per sentirmi soffocata. Ma un attimo dopo mi sono subito contraddetta, dicendomi che alla fine io faccio sempre così: mi circondo di persone dalle quali faccio presto indigestione e poi sparisco perchè mi ledono la salute. E che M. non avrebbe fatto eccezione, come sempre.

Questo potrebbe essere benissimo scambiato per un atteggiamento volontario dipendente dalla mia persona,  un capriccio di una persona viziata ed egoista, ma ti assicuro che non è per niente così. Nulla di queste circostanze è dettato dal mio libero arbitrio, purtroppo. Anche perchè, se potessi decidere, credo che in fondo al mio cinismo ci sia sempre il desiderio lontano e nascosto di farmi passare l' allergia alle persone.

La conferma ai miei presentimenti è arrivata col suo messaggio tardo di un quarto d'ora... per poi presentarsi in ritardo di mezzora. Non è da M. tardare, lei che è una delle rarissime persone che arrivano persino in anticipo agli appuntamenti e ti senti in colpa a farle aspettare sotto casa, specie se magari ti stai ancora asciugando i capelli e le avevi detto che eri pronta. M. che se tarda ti dice subito perchè e invece questa volta ha lasciato liberamente pensare a infiniti motivi con i suoi puntini di sospensione. Come se non la conoscessi. Poco importa se questa volta io ero super-in-orario, ho fatto in tempo a sfornare il tortino di patate per i cinque esseri. Scendo sotto e mentre ci avviamo al bar dove lavoravo per il nostro aperitivo, comincia a seminare imput per la serata col mio tacito dissenso.

Mi parla di una ragazza che secondo lei dovrei conoscere, ragazza di un certo Beppe di un certo bar che dovrei sempre conoscere, di questa che è stata lasciata da questo Beppe, che di tutta questa storia di persone che dovrei conoscere a me non frega assolutamente nulla e soprattutto io non conosco nessuna Valentina e nessun Beppe di nessun bar del vatteloapesca.

Facciamo il nostro aperitivo, tra facce conosciute ma tenute alla larga e poi...poi si fanno le 9 e dopo il suo caffè seguito dal grappino capisco che io il tortino di patate non lo avrei mangiato quella sera. Passiamo a casa mia che ricarico l' iphone, ci mettiamo un attimo, mi dice. Nel frattempo aveva già combinato di beccarsi con questa Valentina vattelapesca e che andavamo solo a berci una cosa veloce, perchè Vale è triste, è stata appena lasciata da Beppe ed è una ragazza veramente solare, te la voglio far conoscere. Insomma ero già inguaiata. Tacito dissenso.

E il seguito è così noioso e trito e ritrito che odio persino essere qui a scriverlo, e invece mi serve. Mi serve per ricordarmi di come le persone si comportano con me, che dimentico e passo sopra e metto in moto lo strano meccanismo per cui metto io stessa la firma a farmi trattare come una pezza da piedi.

Passiamo un tot infinito in macchina per raggiungere il Rossini, su proposta di Vale, nel quale si alternano le vicissitudini della sua storia con Beppe e le analogie che trova M. per parlare di sé stessa e della sua storia con A. Minchia che palle. Questo era il mio pensiero costante. Nonostante questo cercavo di essere perlomeno di compagnia, -lo dovevo- pensavo. M. ci stava offrendo da bere perchè le mie finanze erano esaurite con l' aperitivo mentre Vale avrebbe dovuto ritirare al bancomat di lì a poco.

Ma il mirto di M. faceva schifo, questa è stata la seguente scusa per proporre di andare a bere da Giancarlo. E così altro tot di tempo infinito per trovare parcheggio nell' ora di punta del venerdì sera in centro. Con la mia vescica che tra un po' sarebbe esplosa, ne ero sicura. Con M., che per uno che si ferma per far scendere uno al semaforo facendoci scattare il rosso, si mette a gridare e imprecare come una pazza, così, dal nulla, lasciandomi per un po' in un silenzio senza senso e anche parecchio imbarazzante. All' improvviso ho realizzato tutto in un secondo. Eravamo proprio nella merda.

Avvenuto finalmente il miracolo del parcheggio, pisciamo tutte e tre in una via chiusa sopra ai muri del Po, con Vale che si deve cambiare l' assorbente e non ci riesce perchè uno stronzo si piazza a guardarci senza alcuna vergogna. E M. di nuovo, ci si mette pure a rispondergli, proprio in quella chiara intenzione di attaccar briga. Proprio non la sopporto. Scendiamo da Giancarlo ma è ancora presto. Musica di merda. M. ci offre di nuovo da bere. M. che rompe i maroni al dj per gran parte del tempo per una canzone che alla fine credo non gli abbia mai messo.

Sapevamo tutte che il venerdì sarebbe passato l' ex di M. col suo amico H. Sapevo più di tutte in che cazzo di situazione ci eravamo cacciate, per volere di una che non ci sta più dentro probabilmente. Ebbene, avremmo potuto andare via molto prima, avremmo voluto (inteso io e Vale) andare dall'altro Gianca, a fare un giro, a bere dalla mia amica nel locale affianco, invece la gentile ostinazione di M. era di rimanere lì. E lo sapeva e credo che era proprio la sua intenzione. Infatti arrivati il suo ex e H., nel mentre che nel carnaio di persone creatosi riesco finalmente a pisciare di nuovo e tornare, era scoppiata la bomba che aspettava di essere sparata da M..

Lei che urla di voler andare via, non so bene se incazzata con Vale o col suo ex o con H. Mi rompono per uscire immediatamente. Mi faccio di nuovo strada nel carnaio, contenta che per lo meno forse ce ne stavamo veramente andando a casa e sì, forse sarebbe stato così, magari avremmo finito col parlare sotto casa per una buona mezzora prima di poter vedere il mio letto, ma sarebbe stato già abbastanza rassicurante.

Invece, faccio per uscire dal locale con M. e Vale non c'era, era rimasta dentro. M. mi smolla la sua sigaretta in mano, mi dice che va a recuperarla e io aspetto. Non tornano. Vedo facce che non mi piacciono, ma fanno finta di non vedermi e va bene così. Tornano dopo un altro tot indefinito e finalmente penso che è finita. Ma non era che l' inizio. Il suo ex ed H. ci vengono dietro e a coppie iniziano a discutere animatamente: M con H. e Vale con l' ex di M. Situazione paradossale. Io ero lì e mi sono fatta completamente da parte.

Mi siedo sul bordo del muretto che da sul Po, immersa nel puzzo di piscio, crepando di freddo e penso che avevo pure finito le sigarette. Ma non sono incazzata, eppure so che dovrei incazzarmi. Non me ne frega niente. Ho quattro ragazzini che rollano a fianco, gli chiedo una sigaretta e ci inizio a scambiare quattro chiacchiere. Passa il tempo. Mi chiedono perchè sono da sola. Mi raccontano di essere del politecnico e che qualcuno di loro veniva in Fondazione con la scuola. Ventenni che abitano fuori Torino e vengono qui il venerdì sera. Hanno fame e alla fine decido di andare con loro alla Mangiatoia. Passo davanti Vale e M. ancora fuori dal locale che discutono platearmente. Scene di pianto di M., urla e tutto ciò che può rientrare come ostentazione della teatralità dei peggio zarri di strada. Manco mi vedono, manco si accorgono che me ne sto andando. E così me ne vado.

Passano all' incirca due ore prima che io riceva la chiamata di M. che mi telefona piangendo, disperata, che aveva finito di dar spettacolo con H. e aspettava di recuperare Vale. Nel frattempo al kebabbaro di fianco al paninaro dov'ero con i quattro ventenni, mi vedo passare in bici una delle mie collaboratrici in Fondazione, che rientrando dalla serata con le altre si prende il kebab della buonanotte. Carina, mi chiede della serata e le dico brevemente la situazione, mi offre un posto letto a casa sua, di fianco al kebabbaro, nel caso M. avesse deciso di abbandonarmi. Ma dopo varie telefonate Vale e M. riescono ad arrivare.

Viaggio di ritorno iniziato in silenzio. Si smezzano a tratti le spiegazioni. Non mi interessano. Ma è rincuorante sapere che ho preso freddo fino alle cinque di mattina perchè H. ha dato una spinta a M . Povera Vale che si beve pure ste boiate. So benissimo cosa voleva fare M e c'è riuscita. Voleva essere al centro dell' attenzione di quelle persone da cui si è sentita abbandonata. Peccato però che così facendo ora ha perso la sottoscritta.

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