Avete ragione, mi sono fatta uccidere dalla moltitudine di avvenimenti della settimana...
Da dove comincio? Dalla prima sera al pub, mercoledì scorso, che è andata bene nonostante la febbre e il raffreddore, curati con red bull e tanti tanti chupito dietro il bancone con Pollo, il ragazzino che gestisce questa birreria di Rivoli. Di cui è perdutamente persa la mia cara amica O. Serata finita tardissimo e con il pensiero fisso che il giorno dopo avevo la visita più importante di tutte.
Per cui mi son fatta coraggio quel giovedì notte/mattina, dormendo quelle misere due ore e mezza e sono andata, con ancora in corpo quel mix di alcool e cominciando la giornata al posto del caffè, con della red bull avanzata dal giorno prima nella mia abituale bottiglietta da viaggio. Scabroso ma ahimè è stata la mia salvezza in quella mattina di freddo e con l'influenza ancora battente sulla testa. Mi ha accompagnato A. che ho beccato a metà strada e ho apprezzato molto il gesto anche se non gliel ho detto, so che è molto affezionato e si preoccupa sempre per la mia salute oltre che del mio umore, solo che ormai lo vedo più come un fratellone e francamente mi va bene così. Anche se lui quella mattina al ritorno mi ha fatto intendere nuovamente di avere un altro tipo di interesse, ho fatto finta di niente.
Venerdì ho fatto una conoscenza un po' insolita. Ho conosciuto Federico, un amico di M. e G. con cui abbiam fatto serata ed è qui che ho avuto seri dubbi sul cosa potesse mai attirare di me le persone tanto da spingerle in corteggiamenti fuori dal normale. Davvero, non ci credo. Ha fatto un apprezzamento alla mia collana un po' etnica di quella sera, di cui sono molto affezionata anche se obiettivamente non è niente di chè e non ha alcun altro valore essendo un grosso ciondolo nero con delle applicazioni di pseudo-metallo su una collana altrettanto spessa nera. E quella stessa sera se ne esce con degli orecchini presi dal suo ultimo soggiorno in Spagna, che prende e mi regala, così, semplicemente perchè potrebbero piacermi. Inutile dire quante storie io abbia fatto prima di poterli accettare veramente: se dovesse mai esserci un premio Nobel per insidiare la paranoia e la voce della coscienza nelle altre persone, penso che sarebbe mio senza dubbio. E a fine serata sempre dal nulla, se ne esce tirando fuori un libro, anch'esso in regalo. Il libro in questione si intitola Viva la vida! di Pino Cacucci, che riscrive sotto forma di monologo, la vita della pittrice messicana Frida Kahlo, che ho letteralmente divorato in due ore lunedì scorso. Naturalmente, per la mente egoista e affamata dell'uomo, ogni cosa regalata prevede qualcos'altro in cambio e il nostro amico Fede, cerca di prendersela in un atto di convinzione virile tutto suo, consistente nel tirarmi a sè e baciarmi, infischiandosene altamente di due ore di discorso in cui affermavo la mia seria intenzione di rimanere ancora così bene da sola, senza inutili perdite di tempo come i ragazzi. La cosa ovviamente non mi ha fatto per nulla piacere, difatti ho smorzato subito la cosa, ricordandogli quanto è schifoso a comportarsi così. Perchè voi non lo sapete ma lui esce con G., la mia amica della lettera che non ho voluto ancora leggere, con cui ho chiuso i ponti tempo fa. A maggior ragione non accetto che faccia il coglione con G., perchè per quanti problemi possa avere con lei, la reputerò sempre una persona a cui ero legata.
Cosa devo dire? Mi sono resa conto che la gente non mi ascolta. Rispondo di no e gli altri capiscono che è sì, in particolare tutti i maschi, a partire da mio fratellino, mi stanno dando questa terribile conferma. Dico anche nelle cose più banali, cercano di prendere tutti il sopravvento. E questa cosa mi pesa terribilmente.
Sabato ho avuto la serata più brutta in assoluto cominciata già male. Mi becco con M. e mi trovo anche Fede, che aveva detto che non ci sarebbe stato e invece all'ultimo si è accollato. E già lì nascevano i primi istinti omicida nei suoi confronti. Scopro presto che il "ragazzo" di M. ci aveva accollato un altro personaggio oltre a Fede, un sordo-muto di 50 anni che è un mio cliente del pub dove lavoravo anni fa, che ho sempre odiato e mi ha sempre fatto il filo in un modo così plateare da indurmi al vomito. Peggio di così non poteva andare, ho passato la prima metà serata a prenderlo in continuazione in giro, per i suoi modi di fare da teatro di strada e per i suoi versi nel cercare di parlare, non mi importava ero incazzata. Ma con che cazzo di gente ero uscita? Poi per fortuna ho beccato Mirko con cui mi sono distratta un po', dal momento che poi ci hanno raggiunto G. che ovviamente cercava Fede e altra gente come Max e company che oramai non sopporto neanche più in foto. L'altra metà della serata l'ho trascorsa a ronfare su un divanetto, ad aspettare che qualcuno mi riaccompagnasse alla macchina lasciata al bar vicino casa mia.
Domenica mattina mi sveglio che la maledizione del muto mi aveva colpito: non emettevo più alcun suono, la mia voce non esisteva più. Incredibile, le bestemmie che avrei voluto lanciare e non potevo. Non invito nessuno a provare neanche uno dei due giorni di mutismo improvviso che mi hanno preso. Ho anche quasi litigato con O. per un semplice quanto stupido equivoco di cui peraltro non ero neanche al corrente. In pratica Pollo, questo ragazzino che per l'età che ha potrebbe essere veramente mio fratello, ha confessato a O. di avere la sensazione che io ci stessi provando. Da cosa ha avuto questa sensazione? Da come ho lavorato mercoledì con la febbre e il raffreddore che parlavo con dovuta distanza con ogni singola persona? Mi fa strano...No, mi spiega e mi dice che Pollo ha avuto questa sensazione tramite un sms di risposta per il turno di lunedì. Allucinante! Di corsa vado a cercare tra i messaggi inviati, per rendermi conto anche io di cosa potessi mai avergli scritto... lo trovo e non so se ridere o incazzarmi. Ci abbiam messo un giorno per chiarire dal momento che non potevo parlare e ho dovuto scriverle tutto tramite ottocento sms concatenati, ma va bene anche così. Presto spero di aggiornare a raccontare il Povera me 2, perchè purtroppo il peggio non è ancora arrivato. Che fatica.
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